Prendo questo spazio per tramutare per un momento il blog in quello che i blog erano un tempo: diari personali in cui raccontarsi e raccontare la propria vita. Per una volta, scrivo di getto, senza pensare ai consigli di viaggio o alle regole di Google e dei motori di ricerca. Non vi offro coaching e soluzioni, per affrontare la perdita di un animale domestico, ma, anzi, chiedo io lo spazio per uno sfogo.
13 ottobre
Vuoto, ovattato malessere o, quello che, forse non in perfetto italiano, si chiama magone.
Sapevo che sarebbe stata dura, perché quando pensavo al giorno della tua partenza, gli occhi luccicavano di lacrime. Non pensavo che avrei passato un’intera giornata a singhiozzare.
Per molti sei solo una buffa palla di pelo, certo tenere e coccolosa, ma comunque non “persona”. Vero.
Sei anche stato però l’essere vivente con cui ho vissuto più in simbiosi negli ultimi 10 anni. Ogni giorno della mia vita (salvo quando ero in vacanza e tu “in pensione”) tu eri lì: lì a fare casino al mattino per la tua razione di verdure o a grattare la porta quando rientravo, se non ti aprivo subito la stanza per farti arrivare a tutta birra in cucina e sotto il mobile dei tuoi amati crocchini. Insomma probabilmente ti ho visto più di continuo, rispetto anche a quanto ho visto negli ultimi 10 anni mio marito.
Si è sviluppato un legame speciale, forse perché entrambe eravamo fragili quando ti ho portato a casa. Io non ero capace di stare da sola e vivevo una storia tossica che mi faceva stare male. Ci siamo riempite di coccole e piccoli gesti di attenzioni reciprocamente. Forse i tuoi non erano poi tanto disinteressati ed erano finalizzati ad avere un pezzo di verdura, ma era comunque una carezza al cuore lavorare al PC con i tuoi occhi scuri che mi guardavano dai piedi del divano.
Il pensiero di non vederli più, di non vedere più il tuo culotto sormontato di pon pon o la tua grinta mentre cerchi di rubare la verdura al tuo compagno di una vita, Spicy, è davvero annientante.
Ti ricorderò perché sei stata la prima creatura a insegnarmi a prendermi cura di qualcun altro. Il mio sentirmi inadeguata per anni mi ha fatto fare incubi notturni in cui ti trovavo morta di fame e sete perché, sbadata come sono, mi dimenticavo di lasciarti acqua pulita o fieno. Fortunatamente non è mai successo, anzi, spero di averti accudito e rifocillato come la regina della casa. Finalmente, da un po’ di anni, gli incubi non c’erano più. Forse mi hai davvero insegnato a credere che posso occuparmi di qualcuno, dargli ciò di cui ha bisogno e farlo stare bene.
Non ti dimenticherò mai piccola avventuriera, coraggiosa e grintosa.
Cercherò di affrontare il mondo con la caparbietà che dimostravi quando mi davi zuccate perché non ti lasciavo entrare in altre stanze della casa oltre a quelle che ti erano riservate.
Mi mancherà il tuo pelo soffice e odoroso di fieno profumato.








