viaggiare da soli

8 lezioni che si imparano quando si comincia a viaggiare da soli

Viaggiare da soli sembra essere il trend del momento. Lo si capisce dagli innumerevoli siti e post al riguardo.

D’altro lato, a fronte di coloro che sono entusiasti di questa esperienza, persistono due altri tipi di atteggiamento.

C’è chi, quando dico che faccio un viaggio da sola (per mia scelta e non perché non abbia un fidanzato o amici viaggiatori) mi guarda stranito o impietosito. I due pensieri prevalenti, che leggo negli occhi sono: “Questa è matta e cerca guai” oppure “Poverina, non ha nessuno”.

C’è, invece, anche chi non è un grande viaggiatore, non va da solo magari neanche al cinema, ma è affascinato dai “viaggiatori solitari”. Li guarda con ammirazione e vorrebbe capire di più cosa significa questa esperienza. Questo articolo è per voi. Ho cercato di raccogliere gli insegnamenti che ho appreso durante le mie esperienze di viaggio da sola (di cui una in Cina).

 

Ecco un piccolo riassunto

viaggiare da soli

1) Si sfatano credenze irrazionali e falsi miti: Mangiare da soli non è da sfigati

Devo ammettere che mangiare da sola per me è sempre stato fonte di preoccupazione. Forse memore di ricordi universitari, quando se in mensa eri al tavolo da sola significava che non avevi amici. Quando cominci a viaggiare da solo, ti accorgi che, in molti Paesi, mangiare da solo, all’ora che vuoi, in base ai tuoi impegni, è la normalità per tante persone.

Anzi, essere al tavolo da soli può avere il suo fascino e farti fare nuove conoscenze.

 

 

2) Non ho bisogno di nessun altro o, in altri termini, sono il migliore compagno di me stesso

Se passi giornate intere da sola/o, capisci che, tutto sommato, la tua compagnia non è così male. Ti accorgi che non hai bisogno degli altri (delle loro attenzioni, delle loro chiacchiere) per raggiungere la tua dose di benessere. Certamente nella vita quotidiana è più difficile, ma quando trascorri la giornata a zonzo in una gita, accorgendoti delle cose bellissime che racchiude, pensi “Non ho bisogno degli altri!”.

Un bell’insegnamento soprattutto per chi è di solito dipendente dagli altri e non riesce a stare da solo.

 

3)  Me la so cavare da solo, ovvero “iniezione di autostima”

Se nella vita di ogni giorno abbiamo gli amici, il fidanzato o i genitori che possono aiutarci, sia con il loro supporto sia con le loro capacità, quando si è soli all’estero bisogna cavarsela da soli. Si è a tu per tu con i propri limiti e si scoprono risorse che non si pensava di avere.

Ad esempio la capacità essere un buon comunicatore e di farsi capire a gesti in Cina, dove nessuno parla Inglese, oppure capire che hai abbastanza forza per portarti per 5 piani di scale anche una valigia di 25 kg, senza l’aiuto di un fidanzato.

 

4) Siamo circondati da gente meravigliosa, ovvero “la ricchezza dei piccoli incontri”.

E’ certamente bello condividere esperienze e posti meravigliosi con le persone a cui siamo più legati. Quando viaggi da solo/a  capisci tuttavia che paradossalmente non sei solo/a. La gente accanto a te può essere una risorsa e illuminarti un pezzetto di giornata, anche se si tratta di perfetti sconosciuti e non avrai mai più occasione di rivederli in tutta la tua vita.

Ancora adesso ricordo con affetto l’incontro che ho fatto con una coppia di fidanzatini cinesi. Ero seduta a godermi la bellezza del Palazzo Estivo di Pechino, quando una ragazza mi si è avvicinata chiedendomi da dove venissi. I Cinesi sono affascinati dagli Occidentali e, in particolar modo, lei era affascinata dalla mia storia. Le ho detto che ero Italiana, che viaggiavo da sola. Lei era studentessa e in viaggio nella capitale per la prima volta con il fidanzato. Non è così usuale avere l’opportunità di chiacchierare in Cina, visto che l’Inglese è scarsamente parlato. Dopo qualche chiacchiera, mi ha fatto moltissima tenerezza il fatto che lei abbia aperto lo zaino e abbia deciso di dividere il pranzo che aveva preparata con me, improvvisando un pic nic nel porticato all’aperto dell’antico Palazzo

viaggiare da soli

5) Riscoprire e godere di tutti i 5 sensi

Paradossalmente viaggiare con altre persone, se da un lato può essere un arricchimento, dall’altro può essere una distrazione. Mi spiego meglio con un esempio: cenare da soli, senza la chiacchiera di contorno, ti fa riscoprire le papille gustative e ti fa concentrare su quello che stai facendo. Allo stesso modo arrivare su una vetta e goderti il panorama da solo, ti spalanca la vista, l’olfatto e godi dell’immagine in una maniera “piena” e autentica come difficilmente riesci a fare quando sei circondato da altre persone con cui interagisci.

Il viaggiare da soli  è quindi ben diverso dallo stare in una sorta di “bolla autistica”, ma anzi in certe occasioni ti fa vivere il momento “appieno”. Provate ad esempio a vedere i Condor alla famosa Cruz del Condor in Perù, con in sottofondo la musica dei flauti andini che fa da Colonna Sonora: il momento è ancora più magico.

viaggiare da soli

6) Il potere creativo del silenzio

Questo punto si ricollega strettamente a quello precedente. Quanto tempo passiamo in silenzio nella nostra società e nella nostra vita? La possibilità di passare giornate in silenzio amplia il pensiero e a volte fa “fare letteralmente delle scoperte”.

Si arriva a pensare e a riflettere, con distacco, a quello su cui, nella vita quotidiana, non si ha tempo o voglia di pensare. Non mi stupisce quindi come una delle mie scelte di vita più azzeccate, sia arrivata come illuminazione proprio durante il mio girovagare in solitaria per New York.

 

7) Abbandonare il controllo

Viaggiare, soprattutto in Paesi molto lontani e distanti (in tutti i sensi) dal nostro, ti mette in contatto con l’imprevisto. Più ci sono “teste” a disposizione e più si riesce a controllare e prevedere tutto. Se sei da  solo/a, non puoi prevedere ogni cosa… sei di fronte per forza a qualcosa che non va secondo i tuoi piani. Se sei solo, inoltre, non avrai il supporto del compagno di viaggio (come si dice “mal comune, mezzo gaudio”) ma imparerai a fare dell’ottimo “problem solving” con la tua testa.

 

8) Viaggiare da soli per scoprire se stessi: l’autoconsapevolezza

Imparare a stare da soli con se stessi a migliaia di chilometri di distanza è anche il momento migliore per cominciare a conoscersi meglio. Come accade con un’altra persona, passare del tempo con noi stessi, al di fuori del “terreno di gioco” che ci è familiare, ci consente di conoscere aspetti di noi che non pensavamo di avere, di metterci alla prova con situazioni insolite e di capire meglio cosa davvero vogliamo: quando si comincia a viaggiare da soli, infatti, si deve per forza iniziare a scegliere, a prendere decisioni e a esprimere preferenze, senza il rischio di essere condizionati da altri.

 

Per coloro che sono ancora in dubbio e titubanti su cominciare a viaggiare da soli, offro anche consulenze di crescita e “preparazione” su Skype.

 

 

 

 

 

 

Autore dell'articolo: Valeinviaggio