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Tour in Perù: condor, trekking e Machu Picchu

Continua il racconto di Chiara, che ha visitato il Perù con Avventure nel Mondo. Ecco le impressioni del suo tour in Perù. Potete leggere anche la prima parte del suo viaggio in Perù, con le Islas Ballestas e la visita alle linee di Nazca.

 

Altezze e profondità: il Canyon del Colca e i suoi condor

 

Dal ‘Mirador de los Volcanes’ ammiriamo le cime di 8 vulcani innevati in un punto brullo a 4910 metri (Passo di Patapampa). Poi ci addentriamo lungo un percorso estremamente vario e mutevole che va da spoglie steppe ad antichi terrazzamenti agricoli vicino Chivay, in un susseguirsi di altissime pareti rocciose dalle multiformi venature spigolose. Il canyon del Colca è il secondo canyon più profondo del mondo ed è grande il doppio rispetto a quello statunitense. La magia che lo avvolge si percepisce sia al ‘Mirador Cruz del Condor’, dove i condor si librano nell’aria e talvolta si buttano in picchiata perdendosi nella sconfinata profondità del canyon, sia nelle splendide terme di Chacapi, delle piscine naturali con vasche rotonde di pietra su vari livelli e crescenti temperature dell’acqua, circondate da maestose pareti rocciose unite da ponti tibetani e archi e attraversate dal fiume Colca. Uno spettacolo di rara bellezza a cielo aperto nel quale la mente e il cuore si fondono con la natura. In più, il bagno nell’acqua calda delle terme mentre l’aria fuori è fredda e sferzante ci trasmette brividi di emozione e ci fa uscire tonificati e rinvigoriti.

 

Luoghi di confine in un Tour in Perù: Puno e il Lago Titicaca

 

Da Puno prendiamo l’imbarcazione che ci traghetta sul Lago Titicaca, il cui nome deriva dalle parole composte Titi (puma) e kaka (grigio, con riferimento all’acqua). Il lago rappresenta il bacino d’acqua navigabile più alto al mondo ed il percorso ci offre la possibilità di approdare sull’isola galleggiante di Uros, nella quale il capovillaggio ci dà una dimostrazione pratica di come viene costruita l’isola usando le canne galleggianti della pianta totora, per arrivare successivamente all’isola di Amantani.

 

Turismo etico o ‘vivencial’ per un tour in Perù

 

Nell’isola di Amantani abbiamo l’opportunità di vivere un’esperienza di integrazione fattiva con le famiglie del luogo, che ci ospitano per la notte nelle loro case fatte di pietra e fango, e ci preparano il pranzo e la cena con i loro prodotti derivati dall’agricoltura, la loro risorsa economica preponderante. L’ingrediente principale che inseriscono perennemente in varie forme e tipi nelle ottime zuppe e nel riso ci fa sembrare di essere i personaggi umani di un famoso quadro di Van Gogh, i ‘Mangiatori di patate’….

La coppia di signori che ci ospita colpisce per la semplicità, i sorrisi e lo stile di vita agreste che scandisce con i ritmi circadiani la loro giornata, che va dalle 5 del mattino alle 20 di sera. Fanno parte di 10 comunità nelle quali si costituiscono legami famigliari non di sangue, tutti si aiutano e non esiste criminalità.  Ho la possibilità di parlare con loro in spagnolo (anche se la lingua ufficiale è il quechua influenzato dalla cultura aymara) e ho la fortuna di immergermi, seppure per poco tempo, in un micromondo nel quale non esiste la tecnologia delle telecomunicazioni se non una piccola radio, i bagni minimali si risciacquano con una piccola bacinella d’acqua, la cucina si compone di un tavolino quadrato e di un angolo cottura essenziale e piccolissimo su un pavimento in terra battuta e il muretto di ingresso ha una porticina la cui apertura e chiusura è agevolata da una suola di gomma elastica ricavata da pneumatici.

E’ emozionante ascoltare i due coniugi Victor e Dionisia raccontare della loro vita, che è iniziata lì e si esaurirà probabilmente nello stesso identico luogo, mentre sorseggiamo una tazza bollente di infuso di muña. Nasce anche una simpatia quando mi dicono che una loro nipote trentenne che vive ad Arequipa si chiama come me, e nel momento del congedo Dionisia mi abbraccia e mi bacia come se fossi davvero la loro nipote venuta dal paese a trovarli.

 

Il trekking fino al tempio quadrato di Pachatata (padre terra) ci introduce al mondo dell’architettura preincaica tiwanaku, dalla cui cima del terrazzamento scorgiamo a est la Bolivia e a ovest ammiriamo un tramonto sul lago tinto dei colori del fuoco di rara bellezza.

Anche la visione notturna di un cielo terso interamente ricoperto da puntini brillanti e scie luminose fa luccicare gli occhi e mi fa sentire parte di una natura superba e inarrivabile nella sua infinita potenza.

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Panorami di passaggio di un Viaggio in Perù

 

Il tratto da Puno a Cuzco è rappresentato da montagne di velluto dipinte di verde e spruzzate di giallo, ocra e colori della terra, croste rocciose e sporgenze di massi più o meno spigolose che si susseguono a catena ininterrottamente a creare una cordigliera sempre varia e mai ripetitiva nell’aspetto, nei colori e nelle forme.

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Trekking in Perù

 

Partendo da Cuzco ci svegliamo alle 3.30 per intraprendere il viaggio fino alle montagne di Winicunca.

 

Lungo il percorso, lo sfondo su cui il nostro pulmino viaggia in primo piano è costituito da file di monti con pendii segnati come a ricordare le linee dei rastrelli sulla sabbia.

Speroni di roccia sfumati da varie tonalità del verde si stagliano su un cielo azzurro pastello con batuffoli di candide nuvole.

Alpaca al pascolo sulle montagne sono pallini di lana bianchi appesi ad una parete di muschio.

Un lunghissimo ruscello attraversa a ‘esse’ la vallata sorvegliata ai due lati dai muri di roccia, regalando a ogni tornante scorci paesaggistici da cartolina…

E pian piano inizia il trekking, partendo da 4480 metri fino ad arrivare a 5033 metri sul livello del mare. 18 km di camminata in salita con circa 700 metri di dislivello per raggiungere la vetta a strisce verticali dalle multiformi tonalità del verde, ocra e giallo derivanti dai giacimenti minerali sottostanti: sono le Rainbow Mountains.

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Machu Picchu: il fulcro di un tour in Perù

 

Bisogna alzarsi molto presto nel cuore della notte per evitare di rimanere imbottigliati nella folla di turisti che raggiungono quotidianamente con il pulmino dedicato la cittadella fortificata. E’ la seconda meraviglia del mondo che ho la fortuna di vedere, e mi sento emozionata come una bimba in attesa di un regalo atteso da tempo.

 

Varcato il cancello d’ingresso, si estende il labirintico accesso al sito vero e proprio. Sul lato più lontano, una piccola piattaforma panoramica con vista sulle cime della cordigliera Vilcabamba sotto la quale scorre il fiume Urubamba.

 

Di fronte al sito, lussureggianti montagne verdi dominano la vista e sono incappucciate dalla nebbia, alimentandone la prima forte sensazione, il mistero. Mistero come quello che avvolge anche l’origine e la funzione di Machu Picchu, nonostante l’ipotesi più accreditata resta che si trattasse di uno snodo politico, commerciale e amministrativo tra l’Amazzonia e l’altopiano.

Salendo verso la Capanna del Custode, si gode di una posizione privilegiata per ammirare il sito che suscita anche un grandissimo senso di stupore. Meraviglia di osservare delle rovine quasi completamente originarie (solo alcuni resti sono stati sottoposti a restauro) in cui gli Inca hanno dimostrato tutta la loro maestria, nella lavorazione della pietra (rifinita e tagliata con linee geometriche sempre più perfette all’aumentare dell’importanza dell’edificio), nello studio delle finestre o porte trapezoidali a scopo antisismico, nell’utilizzo del pietrisco come drenaggio per evitare gli allagamenti delle ingenti precipitazioni cui è soggetta, nel connubio tra opere di architettura ingegneristica e religione, come il Tempio del condor, animale associato al mondo del cielo (il puma e il serpente sono invece collegati rispettivamente al mondo della terra e dei morti) e raffigurato nella pietra scolpita dell’edificio.

 

Un altro aspetto che lascia sbalorditi è l’imponenza della natura, che nel trekking del Cerro si esplica in tutta la sua forza. Una camminata di circa un’ora su gradoni ci porta a salire e ci accompagna in un’immersione totale nelle montagne circostanti, in alcuni tratti sono sola e avverto solo il mio respiro affaticato ed il silenzio che è talmente forte che sembra rimbombare nelle orecchie.

Dalla cima del Cerro si vede in scala tutto il sito archeologico estendersi in lunghezza e larghezza, dai terrazzamenti ad uso agricolo a quelli che erano i blocchi urbani con le rovine degli insediamenti e dei templi. E’ un’esperienza quasi mistica che ricongiunge il proprio se’ con la storia e la natura.

 

Esperienza umana di viaggio di gruppo con Avventure nel Mondo

 

Oltre a tutto ciò che ho visto e che mi è rimasto nel cuore, anche il gruppo dei miei compagni di viaggio ha contribuito a rendere l’esperienza meravigliosa. L’aspetto umano e la conoscenza dell’altro è una delle cose che più mi entusiasma nella vita, e la possibilità di essere sottoposta per quasi 24 ore al giorno per 17 giorni agli stimoli di persone sconosciute è estremamente educativo e arricchente. L’aspetto positivo di questi viaggi è che mi offre una grande chance, cioè di entrare in contatto e per qualche tempo essere compagni di vita di persone in gamba, interessanti, simpaticissime e coinvolgenti, e quando ripenso ai giorni trascorsi insieme gli occhi mi si riempiono di luce e mi carico di un’energia rinnovata.

…La mia insostituibile compagna di stanza e di cena e complice della raccolta avanzi di cibo da tutti i piatti altrui…  Il mio fantastico compagno di aereo con cui ho trascorso 14 ore di lunghe e spassosissime chiacchierate (record che non so se eguaglierò mai), la mia compagna di passioni e interessi che mi ha regalato la curiosità per un nuovo hobby, tutto il gruppo dei ragazzi della quadrupla sempre pronti alla risata e all’abbraccio, le atletiche sorelle con le quali ho battuto i tempi medi di trekking alle Rainbow Mountain e al Cerro, le due mitiche coppie e le due cervellone ingegnere che hanno lasciato il Belpaese, la giovanissima trainee con la sua grinta e capacità di affrontare le situazioni, ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa, e li ringrazio per gli insegnamenti ricevuti che rappresentano per me un grande tesoro.

E poi, lo zoccolo duro dei compagni con cui ho trascorso 48 ore in aeroporto a Lima con lo stress per la cancellazione voli dello scalo di Houston (grazie Uragano Harvey!) e la continua suspense del non sapere quando saremmo ripartiti e con che itinerario ha ulteriormente rafforzato il legame…Always United!! (anche se mi sa che la United Airlines non mi vede più come cliente!….)

 

Cosa rimane di un tour in Perù

Infine, ecco l’insegnamento più bello che mi ha lasciato il Perù:

Nell’universo non esistono cose inanimate, la realtà visibile è solo una piccola parte di una più vasta realtà che i sensi fisici non percepiscono in condizioni di normalità. Ogni forma è pervasa da un soffio di energia immateriale e differenziata che conferisce vita e sostegno.

La forza e la potenza della cultura arcaica è ancora viva e palpitante, interagisce col quotidiano e in tutto ciò che ho visto permette di sfiorare quella realtà invisibile agli occhi del corpo ma responsabile della vita di ogni essere.

 

Se amassimo di più la nostra Pacha Mama, la Madre Terra, potremmo salvaguardare di più, non solo il suolo e l’ambiente in cui viviamo, ma anche godere maggiormente del soffio vitale che è dentro di noi e ci mette in comunione con tutte le cose.

 

 

Autore dell'articolo: Valeinviaggio